
Piazza Grande o "travnik" in una foto di Heinrich Niggl
della fine del secolo XIX. Dal libro Gorizia in posa, LEG 1989
Terra di confine anche per quel che riguarda la questione religiosa: vista
dai protestanti come possibile trampolino di lancio per una diffusione della
Riforma in terra italiana, dai cattolici come importante roccaforte da
mantenere fedele alla Chiesa di Roma. Parte della nobiltà goriziana venne
effettivamente attratta dalla fede luterana, ma la reazione degli arciduchi
Carlo e Ferdinando (futuro imperatore Ferdinando II) contribuì in modo
decisivo a fare della diffusione della Riforma un episodio di brevissima
durata nella millenaria storia della città. Per rinsaldare la fede cattolica nel
territorio il Papato e l'Impero promossero l'insediamento di ordini religiosi
quali cappuccini, gesuiti e orsoline. I gesuiti in particolare, con il loro
collegio, il seminario e la chiesa di S. Ignazio, avrebbero dato un
fondamentale contributo allo sviluppo non solo culturale, ma anche
urbanistico della città. Il progetto di staccare Gorizia dal patriarcato di
Aquileia per stabilirvi una nuova diocesi, sorto nella seconda metà del
'500, dovette invece attendere quasi due secoli per essere portato a
compimento (1750). Le riforme giuseppine avrebbero portato alla breve
soppressione dell'arcidiocesi di Gorizia (1788), ripristinata dopo la morte
di Giuseppe II.