#insolitaestoria: Mafia Republic

Mafia Republic

Mafia Republic

Ci sono tante cose per cui gli italiani possono andare fieri del proprio Paese (giuro, sono serio). Però farebbero a meno di tante altre, su cui primeggia sicuramente una che non aiuta la loro reputazione all’estero: la mafia. Diventata ormai un simbolo del Belpaese dopo la pasta, la pizza e ‘sto mandolino che nessuno ha mai visto, la criminalità organizzata è un cancro le cui radici sono ben radicate nel tempo.

L’inglese John Dickie le ha studiate e raccontate nel libro Mafia Republic; per questo ne ha parlato sabato pomeriggio in tenda Apih, andando indietro fino all’unità d’Italia per trovare i primi intrecci tra potere politico e violenza nel Meridione ancora borbonico, dove le logge massoniche liberali facevano affidamento a criminali come propri bracci armati.

Il tema va da sé che sia ben lontano da qualsiasi possibile ironia, ma come ha insegnato Pif con il suo film La mafia uccide solo d’estate si può sorridere di tutto ed è necessario farlo davanti a capitoli neri come quelli che raccontano il fenomeno mafioso.

Ecco allora che è un po’ strano il continuo riferimento di Dickie alla produzione di agrumi, secondo cui sarebbero un elemento distintivo dello sviluppo del peso economico dei mafiosi, in quanto commercializzati per numerosi settori. E spediti anche in America, facendo così da ponte per i criminali che si rifugiavano oltreoceano per sfuggire a vendette: tutto questo partendo da un frutto. A riscrivere la Bibbia, la Genesi sicuramente avrebbe meno mele e più agrumi.

Articolo di Timothy Dissegna