#insolitaestoria: il giorno più lungo della Repubblica


Se “C’è posta per te” fosse esistito già negli anni ‘70, probabilmente alla fine del decennio tutte le puntate sarebbero state monopolizzate da un unico destinatario: Marina Moro, la vedova del celebre Presidente della Democrazia Cristiana rapito e ucciso dalle Brigate Rosse nel ‘78.

Proprio in quei 55 giorni che passarono dall’agguato di via Fani al ritrovamento del corpo senza vita in via Caetani, centinaia e centinaia di italiani e non inviarono lettere di cordoglio alla famiglia dello statista, in un moto di vicinanza al quanto inedito nella storia italiana.

Alcune di quelle missive lo storico Umberto Gentiloni Silveri le ha raccolte nel suo libro Il giorno più lungo della Repubblica (Mondadori) – presentato venerdì pomeriggio presso la Fondazione Carigo con la giornalista Simonetta Fiori – andando oltre la ricostruzione storica dell’evento che ha segnato per sempre il nostro Paese.

Ne esce un Paese in sofferenza per la sorte di Moro, in un dolore così intenso che si farebbe fatica a immaginarlo oggi rivolto a un esponente della politica italiana: i tempi e le persone cambiano, spesso in peggio, ma rileggendo quelle lunghe lettere dove firme di uomini e donne qualunque si mischiano a quelle di gente cosiddetta “più importante” un sorriso nasce spontaneo, forse carico di malinconia se si pensa che anche il prigioniero scriveva ad altri, ma esprimendo concetti di ben altro valore. È anche questo uno dei mille specchi che raccontano l’Italia e gli italiani, dove le due immagini riflesse mutano in simbiosi l’una con l’altra.

Articolo di Timothy Dissegna