#insolitaestoria: Italia mia


Italia mia

Quattro storici seduti attorno a un tavolo che parlano di storia: sembrerebbe l’incipit di un libro da infinite pagine, quel tipo di volumi perfetti da mettere al posto della gamba di un tavolo. Anzi, potrebbe essere lui stesso il tavolo.

Ma un giudizio simile sarebbe troppo frettoloso e infatti dal loro discorso possono emergere mille spunti da approfondire: Marco Cimmino, Agostino Giovagnoli, Giuseppe Trebbi e Andrea Zannini sono stati così i protagonisti del panel Italia mia in via Santa Chiara venerdì pomeriggio, tutt’altro che sterile.

Perché la sostanza in gioco è tangibile e riguarda tutti, soprattutto se sei un ragazzo di vent’anni che al liceo si è più volto chiesto se avesse ancora senso insegnare certi periodi storici con un determinato punto di vista nazionale: il quesito fa la sua comparsa nei discorsi quasi a sorpresa e incredibilmente i tutt’altro che polverosi professori ospiti concordano: nel XXI secolo, con ragazzi in aula che vengono anche da continenti diversi, perfino un capitolo come il Medioevo viene messo in discussione.

Quindi smettiamo di raccontare la storia? Tutt’altro, però bisogna farlo con discorsi nuovi e qui, si sa, apriti cielo: solo negli ultimi due/tre anni sono uscite centinaia di pubblicazioni sulla Grande Guerra che hanno fatto più danni che bene, facendo entrare in gioco così anche le responsabilità di un mondo editoriale che ancora arranca.

Siamo sempre lì: che ci raccontiamo? Serve effettivamente studiarsi pesanti volumi che parlano di gente morta? Un quesito simile farebbe morire di crepacuore qualsiasi amante di èStoria, ma per ora è solo rinviato.

Articolo di Timothy Dissegna