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V FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA STORIA
GORIZIA, 22-24 Maggio 2009 - PATRIE / Cittadinanza e appartenenze dalla polis greca al mondo globale
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èStoria - V Festival Internazionale della Storia
PATRIE
Presentazione e programma
Incontri, dibattiti,
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la Storia in tavola
percorsi storici con l'èStoriabus.
Conferenza stampa presentazione èStoria 2009-YouTube
I
l tema dell'edizione 2009 del festival internazionale di Gorizia è quello della
Patria
, nelle sue molteplici accezioni. Si tratta di un tema vastissimo e talmente dotato di sfaccettature che sarebbe risultato difficilissimo, se non impossibile, incanalarne le diverse declinazioni in un programma rigidamente strutturato. Per questa ragione, a differenza delle precedenti edizioni, si è ritenuto più opportuno, ai fini di una esatta comprensione dello spirito e dell'organizzazione di
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, limitarsi ad una disamina sinottica delle diverse tematiche affrontate dalle singole relazioni, senza utilizzare contenitori troppo vincolanti, sia per i relatori stessi sia per chi assista ai diversi momenti del festival. Si è deciso, perciò, di indicare delle chiavi di lettura, che permettessero una collocazione ideale dei vari interventi, in una sorta di mosaico storico, lasciando, tuttavia, la massima libertà ermeneutica a tutti. È, dunque, opportuno interpretare le varie sezioni in cui viene articolato il percorso complessivo di
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come un semplice suggerimento per chi intenda tematizzare la propria partecipazione agli eventi: un
fil rouge
che colleghi aspetti e problematiche affini e nulla più. In questo modo,
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appare come un vasto polittico, in cui ogni quadro possiede una propria autonomia, ma è, contemporaneamente, ricondotto ad una visione generale: un percorso modulare attraverso la storia della "Patria" e delle "Patrie", di cui si possano analizzare i singoli segmenti così come la visione d'insieme. Esattamente com'è la nostra Patria comune, la Terra, tanto diversa nei propri dettagli geografici ed antropologici e tanto simile nella sua umanità, meravigliosa e desolata. Una visione microscopica e telescopica, insomma, della storia: perché questo, in fondo, è il senso del nostro viaggio attraverso il tempo e lo spazio..
LA TERRA DEI PADRI: civiltà e patrie
Il primo percorso tematico si riferisce al complesso rapporto che lega le diverse civiltà e culture e la loro idea specifica di Patria. Contrariamente a quanto potrebbe apparire, il concetto di Patria non è una costante storica: è, anzi, una variabile continua. La Patria, a seconda delle epoche e delle culture nazionali, può essere un'idea astratta ed universale oppure una realtà piccolissima ed estremamente circoscritta culturalmente. L'immagine della "terra dei padri" è legata ad una cultura essenzialmente indoeuropea, legata all'inumazione dei morti. Altri popoli ed altre religioni non possiedono questo tipo di visione patriottica, ma assumono come modello sistemi comunitari differenti, nello spirito come nelle manifestazioni fenomeniche. Il concetto di Patria è subordinato ad epoche e momenti storici diversi: una stessa nazione, ad esempio, può modificare nel tempo la sua immagine di Patria, in funzione di cambiamenti epocali, di affermazioni ideologiche e, perfino, di mode passeggere. Così, il nostro viaggio comincia, inevitabilmente, con l'idea di Patria nel mondo greco antico: e si tratta, fin dall'inizio, di un'idea sfuggente e difficilmente delimitabile. I Greci avevano una grande Patria, l'Ellade, che era più un'idea astratta di superiorità culturale che un vero scenario geopolitico, ma avevano anche una Patria piccola e, talvolta, piccolissima: la Polis. Entrambe giocarono un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo della civiltà occidentale. Roma, con il proprio fortissimo senso giuridico, attribuì a queste due immagini della Patria una valenza politica e legale: affrontò il tema della doppia Patria, secondo il sangue e secondo la legge, che i Greci avevano affrontato solo in via filosofica e senza approfondirne la
ratio
. La multiculturalità e la polietnia dell'impero romano, invece, resero inevitabile una definizione giuridica di cittadinanza, appartenenza e Patria: definizione che, con i debiti aggiustamenti, è ancora oggi largamente accettata. Partendo da qui, diviene ineludibile la questione legata ai nazionalismi, ossia alle contrapposizioni sia delle idee di Patria che di una stessa idea, propagata da popoli differenti e, talvolta, rivali, che caratterizza il terzo incontro legato a questa sezione e che è dedicato ai nazionalismi europei e alla necessità del loro superamento, nell'ottica di una Patria europea comune. Dal momento che, oltre alla Patria fisica, esiste anche una Patria religiosa, comunità spirituale, è impossibile pensare ad un'Europa nazione senza ricordare quale fu l'elemento coesivo del Vecchio Continente, quando nacque l'idea stessa di Europa. Per questo, un incontro sarà dedicato all'esegesi biblica del mito di Babele, ossia della suprema e caotica indistinzione culturale delle origini, per arrivare, in un successivo intervento, alla disamina della distinzione tra Patria terrena e Patria celeste, attraverso l'opera di Sant'Agostino, testimone del drammatico sfacelo di Roma. Una relazione dedicata al concetto di cittadinanza all'interno della Serenissima permetterà, invece, di esaminare la questione dell'appartenenza ad una Patria attraverso gli occhi di un cittadino esemplare di uno stato regionale dalla vita millenaria, che rappresentò un modello affatto peculiare, nella politica europea. Infine, con un incontro dedicato alla Patria friulana, si arriverà all'analisi di una realtà molto piccola: di una
Heimat
circoscritta e quasi domestica, ma, non per questo, meno esemplare. Ecco, dunque, le tappe di questo primo percorso: siamo partiti dal mondo antico e siamo approdati ai nostri giorni, ma, contemporaneamente, abbiamo affrontato idee universali ed imperiali, per giungere al focolare regionale. L'abbiamo fatto perché crediamo che così funzioni la storia, tanto nelle macrorealtà quanto nelle microscopiche situazioni, in una scansione contemporaneamente cronologica ed epistemologica. Tutto questo e molto altro ancora è quello che noi chiamiamo: "Patria". Perché veniamo tutti da molto lontano e il nostro viaggio è tutt'altro che terminato.
INCLUSI ED ESCLUSI
Quando un popolo elabora un'idea di Patria, necessariamente deve anche stabilirne i confini, tanto giuridici e culturali quanto materiali. Va da sé che questa definizione sottintenda l'esclusione dall'appartenenza a questa Patria non solo di chi, fisicamente, viva al di fuori dei confini geografici stabiliti per il territorio, ma anche di tutta una serie di persone che, pure, vivano all'interno dei confini geografici di questa Patria, poiché non possiedono i requisiti ritenuti indispensabili per essere considerati membri a tutti gli effetti della comunità. Questo ha comportato, nei secoli, la definizione di cittadinanze limitate nei diritti o, addirittura, di comunità che, all'interno di una realtà statale, non siano appartenute alla comunità nazionale: minoranze,
enclaves
, caste, hanno tenuto fuori dall'idea di Patria moltissimi abitanti di un gran numero di stati. Questa sezione si prefigge, pertanto, di andare ad indagare i meccanismi che determinano l'esclusione o l'inclusione di un soggetto, rispetto ad una comunità nazionale: in questo modo, si potrà constatare l'esistenza non solo di uomini gravemente limitati nell'esercizio del proprio diritto di cittadinanza, ma anche di una moltitudine di autentici "senzapatria", che hanno attraversato la storia privi di denotazioni nazionali. Schiavi, paria, apolidi e
dropouts
di ogni genere, di cui la storiografia si è occupata molto raramente. Il nostro viaggio comincia nel Medioevo, con una relazione imperniata sulla nascita delle emarginazioni, nate in quel complesso periodo che fu caratterizzato dal trapasso tra l'Età di mezzo e quella moderna. Il secondo incontro, invece, riguarderà il Paese che meglio di ogni altro esemplifica la varietà di una società multiculturale e le sue inevitabili contraddizioni: gli Stati Uniti. Solo gli Stati Uniti, oggi, riescono a mantenere vivo un forte patriottismo, a fronte di una società estremamente meticciata e della presenza nel territorio di numerose forti comunità nazionali. Non tutto è oro quello che luce, però, e gli Usa devono pagare un duro prezzo alla propria storia, fatta anche di discriminazioni, di esclusioni e di mondi divisi dalle paratie stagne del razzismo e dell'albagia. Il terzo intervento, dedicato al genocidio del popolo armeno, affronterà il tema assai delicato dell'eliminazione delle minoranze, figlia degli ipernazionalismi novecenteschi, raccontando la vicenda, ancora oggi pochissimo conosciuta, degli Armeni all'interno dell'impero ottomano, all'inizio della Grande Guerra. Si tratta di un olocausto scelto come modello esemplare di tutti i genocidi del XX secolo, e della perfetta e drammatica dimostrazione di come possano degenerare i meccanismi di inclusione ed esclusione da una Patria comune. Altro esempio palmare di impero multiculturale e, al contempo, di esclusione e persecuzione delle minoranze, sia politiche che religiose o etniche, è la Cina contemporanea. Enorme Paese, ricco di stridenti contrasti, la Cina sarà al centro del quarto incontro di questa sezione: ne verrà esaminato il carattere multiculturale, ma anche gli aspetti centralisti ed accentratori, rispetto ad una realtà di tante piccole Patrie che reclamano la propria autonomia, quando non la propria indipendenza. Allo stesso modo, sarà esaminato, nell'ultima relazione di questa sezione, il caso dell'impero russo, dagli zar fino ai giorni nostri, in un'altalena di integrazioni e di emarginazioni senza soluzione di continuità. Tutti questi esempi, in ogni caso, non possono non portarci alla conclusione che la convivenza tra piccole Patrie e grandi Patrie è sempre una convivenza difficile. Sta al nostro grado di civiltà far sì che questi problemi non divengano, come purtroppo è spesso accaduto, delle immani tragedie.
LA PATRIA INCOMPLETA
Il processo di formazione di una coscienza nazionale e, poi, di uno stato nazionale moderno, è quasi sempre stato lungo, complesso e contrastato. In questa sezione abbiamo riunito una serie di interventi caratterizzati dal medesimo dato comune: lo sforzo di un popolo teso a dotarsi di un'idea di Patria, che è, per così dire, il cemento naturale dei processi di unificazione nazionale. Non sempre questo processo si è interamente compiuto con la proclamazione statutaria della nascita di uno stato: talvolta sono sopravvissute laceranti divisioni all'interno dei paesi, in altri casi una vera e propria unità non è mai stata ottenuta. Tuttavia, l'istinto delle comunità di dotarsi di un apparato mitologico, religioso, tradizionale, che ne accomuni i membri è, certamente, uno dei luoghi più ricorrenti della storia. Questa sezione, inevitabilmente, si aprirà proprio con la disamina del difficile processo unitario ed identitario del nostro Paese, Patria quant'altre mai divisa ed incompiuta, confrontato con l'esperienza delle altre nazioni europee. Si passerà poi ad esaminare quella che, forse, ha rappresentato la cesura più evidente e più significativa, nella storia dell'unità di una nazione e di un continente: la costruzione e l'abbattimento del Muro di Berlino ha a lungo rappresentato una sorta di squarcio nel cuore dell'Europa, oltre che della Germania. In un certo senso, possiamo dividere la storia europea del Novecento in prima, durante e dopo l'esistenza del Muro:
Die Mauer
fu qualcosa più che un manufatto in cemento e acciaio. Fu il simbolo di un odio che durò lunghissimi decenni e che segnò indelebilmente la nostra storia. Sulla stessa linea si pone il terzo incontro dedicato alle Patrie incomplete, che proporrà la drammatica questione della ridefinizione dei confini d'Europa, all'indomani della seconda guerra mondiale. Da questa idea di geografia politica derivarono vere e proprie diaspore e la cancellazione di intere comunità nazionali dal vocabolario geopolitico. Come è costume di
èStoria
, passeremo, poi, dalla macrostoria alla microstoria, per esaminare una situazione assai particolare, dal punto di vista della storia di una comunità umana: quella della comunità italiana della costa orientale dell'Adriatico. Sfaccettatura, questa, di un più ampio problema, quello delle
enclaves
nazionali extraconfinarie, che ha procurato infinite tragedie alla nostra storia, dal Trialismo asburgico fino alle più recenti pulizie etniche nella ex Jugoslavia.
PATRIE SCONOSCIUTE
La storiografia, per lungo tempo, è stata un retaggio europeo, ed eurocentrica è sempre stata la visione della storia e degli eventi. Una sorta di idea messianica del ruolo dell'Europa nella storia ha comportato un vero e proprio disinteresse per tutti i fenomeni, anche rilevantissimi, che non abbiano, in qualche misura, intersecato la rotta dei destini del Vecchio Continente. Oggi, pare impossibile non dedicare la giusta attenzione alla storia, alla tradizione e, più in generale, alla conoscenza delle comunità umane extraeuropee: proprio a questo tende la sezione di
èStoria 2009
dedicata a quelle Patrie che poco sono studiate e che poco sono comprese dalla cultura occidentale. Eppure, proprio in queste tradizioni diverse dalla nostra, potremmo scoprire analogie sconcertanti e una profondità di valori che non ha nulla da invidiare alle nostre radici civili e morali. Simbolo di un continente tanto vicino, eppure tanto distante e tanto poco conosciuto dagli Europei, è sicuramente l'Africa: vista spesso come terra di sottosviluppo, l'Africa è, invece, un'autentica miniera di suggestioni e di costumi. Viceversa, la storia africana, in particolare quella precoloniale, ha una sua precisa identità, sue dinamiche, e una sua tradizione profonda. Il primo incontro di questa sezione, quindi, non potrà che essere dedicato al Continente Nero, e alla sua storia, tanto periferica rispetto alla nostra tradizione storiografica, quanto interessante e ricca di spunti, sia scientifici che, più significativamente, umani. Abbiamo, poi, pensato di inserire in questa sezione un incontro che, apparentemente, esula dal tema delle Patrie sconosciute: quello dedicato alle origini natali di Hitler. In realtà, invece, crediamo che i meccanismi di occultamento delle origini etniche del dittatore siano molto significativi per comprendere le ragioni di un ostracismo storico e culturale verso popoli ritenuti estranei alla civiltà occidentale. Anzi, alla
Kultur
occidentale, dando a questa parola il significato biologicamente razzista che le attribuì il nazismo. Hitler, cercando di nascondere le proprie origini, dimostrò come alla base della xenofobia stia la convinzione di una superiorità tremebonda: una superiorità tanto poco scientifica da necessitare di un semplice colpo di spugna, per essere accettata. Una storia sconosciuta per un uomo che volle disconoscere la propria storia. Di qui, passeremo al mondo variopinto e meraviglioso dei nativi americani: popoli legati ad un'idea di natura e di universo affascinante e gentile. Lo sterminio dei pellerossa, il primo vero genocidio moderno, è una macchia incancellabile sulla coscienza del popolo statunitense: una macchia mai seriamente ammessa e mai, certamente, emendata. Eppure, il popolo dei nativi americani fu uno degli esempi più interessanti di tolleranza e di convivenza: oltre ad essere uno degli esempi più lampanti di cosa intendessero gli occidentali per "diffusione della civiltà". Per questo, assume rilevanza particolare l'intervento dedicato alla metodologia storiografica, che si pone il problema della finzione e della verità nel racconto storico: solo ripristinando l'idea di una storia onesta e che persegua l'avvicinamento alla verità, piuttosto che l'asservimento della verità storica a questo o quel teorema, potremo riparare ai torti commessi contro le civiltà dimenticate delle Patrie sconosciute. In conclusione di questa sezione, invece, si racconterà la storia di un'istituzione tra le più meritevoli e che, nonostante il suo carattere internazionale e umanitario, è troppo poco conosciuta: la Croce Rossa. Partendo dall'idea filantropica di Dunant, all'indomani del macello di Solferino, avremo modo di conoscere un ente che è un po' la Patria di tutti, perché ha come bandiera la fraternità e la pietà.
PATRIA CONTRO PATRIA
Il viaggio di èStoria 2009 alla ricerca delle diverse idee di Patria prosegue con una sezione dedicata ai conflitti civili, alle popolazioni contrapposte, alle Patrie divise e lacerate. Una sezione così concepita non può che aprirsi con la guerra simbolo della nostra epoca: una fucina apparentemente inarrestabile di odio, come la guerra israelo-palestinese. Una terra per due popoli: un coacervo esplosivo, creato dalla diplomazia occidentale ed un conflitto alimentato da interessi internazionali, spesso innominabili. In un intervento dedicato all'eterna contesa tra Israele e Palestina si darà voce ad entrambi, per cercare una verità che non può prescindere dall'idea di giustizia e dal tentativo di comprendersi reciprocamente. Per due popoli che cercano la propria convivenza, ce n'è uno che ha superato le proprie laceranti divisioni e si è avviato ad un destino di pace e di prosperità: la Slovenia. Con una storia, tutto sommato, simile a quella italiana, negli anni della seconda guerra mondiale, oggi la Slovenia vive la propria realtà nazionale con orgoglio e civiltà, dopo avere superato le fratture ideologiche ed etniche degli anni bui. Allo stato frontaliero dell'Italia è dedicata la seconda relazione di questa sezione. Il terzo incontro risale, invece, alle origini delle divisioni e delle guerre che hanno interessato tutto il settore carpatico-danubiano, a partire dalla dissoluzione dei due grandi imperi: quello absburgico e quello ottomano. Un viaggio nella realtà variegata e complessa dei popoli balcanici, che ci permetterà di comprenderne le differenze e di inquadrarne le tragedie: un mondo vicinissimo alle nostre frontiere, eppure tanto poco conosciuto e compreso. La sezione dedicata alle Patrie in guerra tra loro si concluderà con una relazione sull'Irlanda: quasi la metafora di una parabola nazionale. Invasioni, ribellioni, lotte religiose e politiche, hanno scritto col sangue la storia del popolo irlandese. Soltanto meno di un secolo fa, l'Irlanda ha ottenuto la propria indipendenza, e il suo processo di unificazione nazionale non è affatto compiuto: una guerra terribile ne ha percorso dapprima le verdi colline e, poi, è esplosa nelle strette strade grigie di Derry e di Belfast. Sarà con l'immagine di un popolo senza pace, che si dibatte tra conflitti politici ed odio confessionali, che si chiuderà la parte di èStoria 2009 dedicata alle Patrie in guerra tra loro. Un segnale di speranza per il futuro, ma anche un monito pesante per il presente: perché la violenza è sempre dietro l'angolo e potrebbe esplodere da un momento all'altro. Perfino in un'unica Patria.
ANNIVERSARI
Questa sezione del festival è dedicata ad incontri monografici sui numerosi anniversari che cadono proprio in concomitanza con la quinta edizione di
èStoria
. Il 1859, con la seconda guerra d'indipendenza e tutti problemi legati all'unità nazionale, che sarebbe venuta di lì a due soli anni. Il 1919, con l'impresa fiumana: la vittoria mutilata e la repubblica della bellezza. Il mito dannunziano del Quarnaro, tra luci ed ombre, anarchia ed autoritarismi, miseria e arte, nel legame che lo unisce al Futurismo, che nasceva nel 1909. E, sempre nel 1919, l'Europa di Versailles: un Congresso di Vienna cent'anni dopo. La visione geopolitica di un continente teoricamente diviso in base alle sovranità nazionali, ma, di fatto, costretto dalle esigenze di una politica di compromessi, che avrebbe condotto verso la catastrofe della seconda guerra mondiale. Il 1929, spettro della depressione, tanto spesso evocato di questi tempi: il primo mito americano e il suo crollo. È possibile fare un confronto tra la crisi di Wall Street e quella del capitalismo globale? In questo incontro si cercherà di rispondere a questa domanda, sulla base della storia e del pensiero economico. Il 1969, l'inizio della terribile stagione delle stragi: Piazza Fontana, dove tutto ebbe inizio. A quarant'anni da quella strage, rifletteremo sulle cause e sui misteri di quella tragedia e delle molte tragedie misteriose dell'Italia repubblicana. Eppure, sempre nel 1969, lo stesso uomo capace di dilaniare i propri simili, sbarcava sulla luna: un evento simbolo del progresso e della scoperta scientifica. L'ultimo anniversario è proprio quello legato a quella straordinaria epopea, e vuole essere un messaggio di speranza e di civiltà. La terra, vista dallo spazio, è così bella e serena da far sembrare impossibile che sia il ricettacolo di tanti odi e di tanto dolore. Così, la celebrazione di un anniversario può e deve essere l'occasione di una riflessione: sul nostro passato, perché non ne ripetiamo gli errori, e sul nostro futuro, perché maturi dalle nostre tradizioni migliori.
LA STORIA IN TESTA
È questa la sezione del festival di Gorizia dedicata alle novità editoriali. Molte e ghiotte sono le occasioni di conoscere le più recenti opere storiografiche sul mercato: la storiografia va avanti e, fortunatamente, si distacca sempre più spesso da una lettura ideologica della storia, per assumere connotati più scientificamente neutrali.
Sine ira et studio
, come avrebbe chiosato Tacito. È un confortante segnale di civiltà storica, ma anche di civiltà
tout court
, che fa ben sperare per il nostro futuro. Il primo incontro è dedicato ad un'opera sul podestà di Trieste, E.P. Salem, definito un "fascista imperfetto", in quanto di origini ebraiche. Sempre nel solco delle peculiarità storiche del territorio giuliano si colloca la presentazione di uno studio sulla cultura tedesca nel Goriziano: una presenza duratura ed importante, quanto poco conosciuta al di fuori dei confini provinciali. Il viaggio nella storia locale proseguirà con un libro dedicato alle comunità locali isontine di fronte alla Grande Guerra. Anche il CD ROM sul confine orientale italiano tra il 1797 ed il 2007 si pone in quest'ottica e risponde ad un'esigenza archivistica, oltre che storiografica. Il quinto incontro sarà dedicato alla presentazione della recentissima biografia di Indro Montanelli: una figura di giornalista che, pur tra luci ed ombre, ha rappresentato un simbolo di statura assoluta, nel campo della pubblicistica nazionale. Seguirà la presentazione dell'ultimo lavoro di Chiara Frugoni, dedicato al lavoro di Giotto nella cappella degli Scrovegni, in cui si effettua una rivalutazione della figura di Enrico Scrovegni, non più visto come espiante, tramite l'erigenda cappella, le colpe del padre, ma come fine ed attento mecenate. Un incontro sarà poi dedicato a due opere sui complessi e non sempre lineari rapporti tra morale cattolica
ed idem
sentire nazionale, sul tema scottante della sessualità: un dittico di grande attualità e di robuste implicazioni civili e politiche. Mirella Serri e Massimo Teodori, nel successivo ed ultimo incontro, parleranno dei loro ultimi lavori, che, in prosecuzione di un'ideale linea operativa, completano il quadro sugli intellettuali di sinistra del dopoguerra, sottolineandone le due anime e l'opposta concezione della lotta politica.
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