Rodolfo Ziberna: la distorsione dell’accoglienza

Rodolfo Ziberna è un politico di lungo corso. Sindaco di Gorizia e esponente di Forza Italia, fino a pochi mesi fa ricopriva la carica di consigliere regionale in Friuli Venezia Giulia. Attualmente è al centro di uno scenario urbano animato dagli arrivi incessanti dei richiedenti asilo. Una situazione che ottiene un’attenzione costante da parte dell’opinione pubblica, spesso accompagnata da toni politici molto accesi. In sintesi, la cittadinanza si divide e osserva il volto di una città molto cambiata che va gestita. Emanuela Masseria l‘ha intervistato per èStoria.

Come si declinano le responsabilità di un comune per i richiedenti asilo?

L’ospitalità in merito ai richiedenti asilo è in capo al Governo. Il Comune eventualmente può adottare lo Sprar. Ma lo scopo dello Sprar qual è? Arrivare a una proporzione di 2,5 richiedenti asilo ogni mille abitanti. Se ne abbiamo già il 12, 5 per mille non vado ad applicarlo. È ovvio. Quindi chi mi propone lo Spar come soluzione o è in malafede o mente. Non mi si dica poi che il Governo, nel momento in cui adotti lo Sprar, ti porta via tutti gli altri rifugiati. La verità è che con lo Sprar passeremo da 450 a 550 richiedenti asilo. Una responsabilità che abbiamo, oltre a quella di dover pensare ai minori non accompagnati che vengono individuati sul nostro territorio, è la sanità pubblica. Interveniamo, come Comune, non quando ad esempio qualcuno subisce un infortunio, ma quando delle condizioni critiche colpiscono una fetta importante della città. Il caso della Galleria Bombi, dove ci sono decine di migranti, è stata interessata infatti da più interventi di sanificazione.

Il costo?

1500 euro ogni volta.

Alcuni controbattono dicendo che potreste risolvere il problema con delle docce e dei bagni. Cosa risponde?

No. Per prima cosa, ci sono i bagni al Nazareno o a San rocco, non si usano i giardini pubblici per comodità. Due, queste persone arrivano proprio perché c’è cultura del volontariato distorta. Questi non sanno nemmeno dove sia Gorizia, vengono mandati qui perché è accogliente e perché ci sono volontari che portano tutto quello che serve. Il problema non è, comunque, quello delle persone che sono qui oggi. È chiaro che dal punto di vista umano fanno pena e mi dispiace. Il problema non sono nemmeno i 180mila richiedenti asilo che ci sono in Italia, sono tutti i milioni che potranno venire, è il miliardo che nascerà fra 15 anni. In 50 anni saranno una maggioranza in tutta Europa. In più ci sono delle distorsioni. La maggior parte di quelli che arrivano a Gorizia vengono dal Pakistan e sono stati mandati via, successivamente, da vari paesi europei. Sono migranti economici di un paese che vede il suo pil aumentare del 4,2% all’anno. Si parla di paesi grandi, con zone di guerra calde e altre aree tranquille, dove ci si può spostare.

Pensa che i flussi migratori continueranno a convergere sulla sua città?

Dal momento in cui sposteremo la Commissione a Trieste caleranno. Come scrissi in una lettera a Berlusconi, a Renzi e al Papa, tre anni fa, c’è un’unica strada da percorrere. Il piano Marshall, con aiuti dal Nord a beneficio del Sud del mondo. Bisogna eliminare le condizioni che costringono all’emigrazione. Queste persone poi sono abbagliate da una promessa: l’Europa è l’Eldorado. Nel nostro caso parliamo di un 95% di Pakistani che arrivano a Gorizia da Francia, Spagna, Germania, Austria. Legittimo, ma non paragoniamoli neanche lontanamente agli esuli istriani o agli italiani. Mi fanno imbestialire come certe idee vengono propugnate per stupidità e per motivi politici, dando di Gorizia una visione molto falsa. Ci sono 8000 comuni in Italia, 6000 di questi non ospitano nessuno. Dovrebbero dirci bravi. Con 90 richiedenti asilo questa città dovrebbe essere considerata “ospitale”. Siamo a quota 450.

Intravede soluzioni a breve termine per la nostra regione?

In Friuli Venezia Giulia spendiamo 20milioni di euro all’anno per l’ospitalità, una cifra che potremmo impiegare per sistemare delle caserme dismesse con costi relativi. Potremmo ristrutturare con poco edifici dove basterebbe provvedere agli infissi o poco più, quattro grandi caserme da due milioni di euro ciascuna, con tutti i servizi necessari, dal wi fi al campo di cricket e nuovi spazi per acquisire competenze. Bisognerebbe poi quadruplicare le commissioni. Oggi i richiedenti asilo restano qui per 15, 16 mesi per attendere l’esito delle loro domande, così si potrebbe diminuire la loro permanenza di 2/3. Mi sembra incredibile che con le decine di migliaia di persone che lavorano negli enti pubblici regionali non possiamo mettere 20 persone in più nelle commissioni.

E fuori dai confini regionali?

Ad esempio, stanziare lo 0,5% del Pil di 30, 40 paesi tra i più ricchi e intervenire non nei paesi in guerra, favorendo così i conflitti, ma in quelli vicini rendendoli attrattivi. In questi paesi bisognerebbe agire sull’istruzione, per prima cosa, sulla sanità, sulle infrastrutture e con un’industrializzazione forzata, che sviluppi competenze professionali. Poi possiamo andare noi a costruire le strade, portando il nostro know how e risparmiando, visto quanto costano da noi gli espropri e la manodopera in Italia. Sarebbe una ciambella lanciata all’Europa per la sua salvezza.