Ai confini delle migrazioni
Il percorso di avvicinamento al Festival si arricchisce quest’anno di serie di interviste settimanali pubblicate sul sito di èStoria e sui social. Passaggi. Ai confini delle migrazioni è il nome del progetto che racconta per un verso il viaggio da qui al Festival di maggio, ma che soprattutto vuol essere un percorso attraverso tanti punti di vista. Cittadini, esponenti delle istituzioni, volontari, gli stessi migranti e altre voci saranno chiamati a ragionare e argomentare per contribuire alla condivisione delle opinioni, a partire proprio dal territorio goriziano e dalle voci ascoltate per èStoria da Emanuela Masseria e Timothy Dissegna.
Gorizia, sede del Festival della Storia, è stata da sempre un crocevia di popoli, posta in un territorio dove la cultura latina, slava e germanica si sono mescolate anche alla luce degli spostamenti umani. Negli ultimi anni, è particolarmente visibile la presenza di migranti in città, visto che vi si trova la sede della Commissione Territoriale per il Riconoscimento dello status di rifugiato con competenza per il Friuli Venezia Giulia. Posta al confine della Slovenia e raggiungibile dal flusso che si muove lungo la rotta balcanica, Gorizia ha visto giungere anche numerosi richiedenti asilo respinti da altri Paesi europei. Molti migranti, in gran parte di origine afghana e pakistana, non hanno trovato spazio nelle strutture convenzionate per l’accoglienza e si sono trovati in condizioni difficili, suscitando reazioni molto diversificate nelle istituzioni e nei cittadini.
Il progetto testimonia anche una scelta fondamentale di èStoria, che ha accompagnato le edizioni precedenti e rimarrà alla base dell’impostazione di Migrazioni: dar vita a un’occasione di divulgazione aperta alle più diverse idee, argomentazioni e prospettive, nella certezza che il confronto democratico che prende avvio dalla conoscenza non può che rappresentare un’occasione di arricchimento culturale, civile e umano.