Nell’età della Riforma, il Friuli, regione di frontiera, è interessato da un rinnovamento religioso che non sempre si contiene entro i limiti della retta dottrina, così come essa è stata definita dalla Chiesa di Roma dopo vivacissimi contrasti interni alla curia, che hanno portato alla nascita dell’Inquisizione romana e allo sviluppo delle sue sedi periferiche. Il Sacro Tribunale avanza dei sospetti sull’ortodossia di insigni prelati, compreso lo stesso patriarca di Aquileia Giovanni Grimani.
A partire dalla seconda metà del ‘500 si manifesta nel Friuli una significativa ripresa delle istituzioni ecclesiastiche diocesane, che per opera di prelati come Matteo Sanudo e Francesco Barbaro realizzano alcune delle fondamentali esigenze della riforma tridentina: residenza dei vescovi, sinodi, visite pastorali, apertura dei seminari, dottrina cristiana. Anche gli ordini regolari, specialmente i cappuccini, cooperano a quest’opera di riforma.
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